GIOCANDO…SI AMA


“Mamma giochi con me?”

….giocare… la principale attività del bambino è giocare. E’ la prima forma di apprendimento, di relazione e di confronto. E ha molte sfaccettature: può essere libero, strutturato, senso motorio,simbolico, di ruolo, di movimento, di squadra, di strategia, può avere finalità diverse a seconda di come nasce e di come viene proposto. Attraverso il gioco ogni bambino esprime se stesso, esplora il mondo e ci racconta la sua visione della realtà. Anche per gli adulti è importante giocare per ritrovare il legame con la fanciullezza oltre che per riscoprire la bellezza dello stare insieme.
Per ogni mamma e per ogni papà non è facile ritagliarsi del tempo per giocare con i propri figli; ci sono prima le incombenze lavorative e domiciliari da sbrigare, bisogna pulire, stirare, cucinare, lavare , controllare lo zaino, finire una relazione…c’è tanto, tutto da fare. Tutto quello che consideriamo priorità o che ci hanno insegnato a mettere in alto nella scaletta.

Ecco.

Allora è necessario fermarsi un attimo a pensare; cerchiamo di ricordare quando eravamo noi nell’infanzia ed aspettavamo che uno dei nostri genitori ci dedicasse un po’ di tempo, giocasse alle bambole o alle costruzioni, si sedesse sul tappeto e non guardasse l’orologio. In quel momento aspettavamo che la mamma o il papà ci volessero bene; è così, giocare è amare. Un adulto deve (per sua volontà) decidere di spendere dei minuti a terra per guardare un bambino negli occhi, parlando il suo linguaggio, accettando e ampliando le sue storie e la sua immaginazione; sceglie in quel momento di ritrovarsi bambino e di consegnare un po’ della sua infanzia al figlio. Giocare è mettersi a nudo, spalancare gli occhi, affrontare ciò che è stato per dargli un volto nuovo, è tornare sui ricordi, è abbracciare la propria storia.

Come si può, a questo punto, scegliere ogni giorno di amare il proprio figlio, giocando con lui?

Come mamma racconto l’incapacità a volte di fermarmi ad occupare il tempo disegnando, costruendo un missile o montando una pista per le auto; spesso subentra la paura del giudizio altrui davanti ad una casa disordinata, ad un ritardo sul lavoro, ad una frittata bruciata. Pur combattuta chiudo gli occhi, spengo la mente, scollego la memoria e…vado; scelgo di giocare e di ridere, di trascorrere spazio e tempo con i miei bambini a fare pasticci, a sognare e a inventare (pur sempre con l’angoscia dei vestiti da stirare). Inizio a piccole dosi: il primo giorno pochi minuti in un momento di tranquillità in famiglia, un passatempo sbrigativo e veloce che non mi faccia sentire troppo in colpa; il terzo, un quarto d’ora al momento della cena in cui le priorità sarebbero altre. Il quinto giorno mezz’ora prima di andare a letto; un gioco più impegnativo, di società in cui sia necessario pensare, parlare, esserci davvero. Il settimo… mi riposo. Anche Dio nella creazione del mondo si è riposato il settimo giorno.

Per costruire una relazione e contribuire a dare forma ad un adulto del domani è assolutamente necessario prendersi una pausa per ricaricarsi. E partire poi con meno zavorra e più leggerezza.

Un altro aspetto da affrontare è …a quale gioco giochiamo?

Per divertirsi non servono molte cose, quindi, pochi stimoli, scelti accuratamente. Stanze stracolme di giocattoli, più o meno educativi o intelligenti, portano alla dispersione e al disorientamento. Qualche legnetto, un paio di elastici, delle foglie, sassi, carta… partiamo di lì. I bimbi rimarranno stupiti, chiederanno di avere il Sapientino ma… no…”Facciamo finta di essere su un’isola in mezzo al mare ed avere solo questi pochi oggetti…cosa possiamo farne?” Diamo il là alla creatività e all’invenzione; stimoliamo in loro il pensiero ipotetico e la prevedibilità, proviamo ad immaginarci altrove, diamoci un’altra identità. Il nostro ruolo di adulti in questa situazione è lavorare perché il bambino allarghi la propria prospettiva tenendolo però ancorato a terra; il limite tra reale e fantastico nell’infanzia è ancora molto labile.
Giocare con materiale povero non esclude comunque l’utilizzo di puzzle, costruzioni, giochi di logica (scacchi, la torre di Hanoi…), di memoria (Stramemo) , di intuito e percezione (Tactil), di prontezza di riflessi (Dobble), di autocontrollo (La torre pazza), di associazione (Smoothie); è importante proporre entrambe le tipologie, alternandole. Non escluderei neppure il gioco simbolico e di ruolo: fare finta di essere la mamma o di diventare un pompiere permette al bimbo di rivivere situazioni piacevoli o meno e di sperimentarsi in una veste diversa, imitando ciò che ha visto e ciò che ha vissuto. Il gioco simbolico è utilizzato spesso in terapia, perché “parla”, dice delle cose sull’ambiente e sulle relazioni di vita del soggetto.

A questo punto, quindi, proverei a chiedere a Babbo Natale il dono del tempo oltre che giochi “di senso”non troppo costruiti e che si sostituiscono al bambino. Proviamo come genitori a mettere lo zampino nella letterina; in fondo i giochi che ci porterà Santa Claus devono piacere anche a noi adulti, perché è attraverso di essi e non solo che amiamo i nostri figli.

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Sara Castello

Sara Castello

Pedagogista ed educatrice professionale, dal 2002 lavoro presso la cooperativa sociale INSIEME A VOI DI BUSCA; sono applicatrice del metodo Feuerstein. Mi occupo di formazione per gli insegnanti e per i genitori, propongo progetti di potenziamento cognitivo ed emotivo nelle scuole dell’infanzia e primarie, sono responsabile dell’area progettazione. In più sono mamma di Filippo e Jacopo, amo le passeggiate in bicicletta in mezzo alla campagna ed ascoltare musica. Sono dedita al mio lavoro, perché lo riconosco come la passione della mia vita.
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